Cancro della Prostata

 

c_01La prostata (o ghiandola prostatica) ha in genere la forma e le dimensioni di una castagna. È situata allo sbocco della vescica urinaria e circonda il tratto iniziale dell’uretra.
Nelle persone anziane, all’interno di questa ghiandola, si forma spesso un’ipertrofia (ingrossamento) benigna (adenoma prostatico), che causa un restringimento dell’uretra e difficoltà nell’urinare. Anche la presenza di cellule maligne, non necessariamente costituisce un vero pericolo se la loro crescita è lenta. Si trova in questa condizione circa il 70% degli ottantenni.
Il tumore della prostata consiste in una neoplasia che si origina dalle cellule ghiandolari secretorie. Per tale motivo è definito adeno-carcinoma e la sua evoluzione è influenzata dall’assetto ormonale del paziente.
La regione della ghiandola dove più di frequente origina la malattia è la zona periferica della prostata che non ha contatto diretto con le vie urinarie. Questo spiega come mai la sintomatologia sia pressoché assente negli stadi iniziali e si esacerbi invece solo negli stadi avanzati della malattia allorquando, ad esempio, vengano coinvolti altri organi.
Le cause del tumore alla prostata sono poco conosciute ma fattori ormonali e genetici ne influenzano sicuramente lo sviluppo, così come un ruolo importante viene giocato da fattori dietetici.
Una caratteristica della neoplasia prostatica è quella di produrre in maniera esagerata una sostanza chiamata PSA (antigene prostatico specifico) che è facilmente dosabile attraverso un prelievo del sangue.

Il suo sviluppo è spesso molto lento anche se subdolo e pertanto anche i disturbi della minzione sono spesso tardivi ed in uno stadio avanzato della malattia.
Prima dell’introduzione del PSA e delle campagne di sensibilizzazione sulla neoplasia prostatica i primi segni potevano addirittura essere i dolori ossei a causa delle metastasi.

Incidenza

In Italia, ogni anno, vengono diagnosticati circa 8.000 nuovi casi. Il numero effettivo dei casi è però molto più elevato. Infatti solo una piccola parte dei tumori maligni della prostata è diagnosticato e spesso la causa di morte è da ricercarsi in un’altra malattia.

Sintomi

Quasi tutti i tumori maligni della prostata non causano inizialmente alcun disturbo per cui sono ignorati a lungo nonostante la loro incidenza. I sintomi, in uno stadio avanzato, sono vari e possono essere dovuti allo sviluppo locale del tumore oppure a metastasi.
Il paziente avverte, a seconda dei casi, dolori o difficoltà nell’urinare, bisogno di urinare spesso, presenza di sangue nelle urine o nel liquido seminale, dolori diffusi alle ossa.
Questi sintomi possono derivare da malattie diverse dal cancro della prostata, diffuse e meno gravi. È comunque opportuno rivolgersi al medico quando compaiono.

Cause

Il cancro della prostata è molto più diffuso nei paesi industrializzati dell’Occidente che non nell’Estremo Oriente. La causa viene attribuita allo stile di vita occidentale e al nostro regime alimentare. Nei paesi in cui il consumo di verdure, e quindi anche l’assunzione di vitamine, è più elevato si registrano meno casi di questo tumore maligno.
La vitamina A sembra avere un’importante funzione preventiva.
In alcune famiglie il cancro della prostata è frequente. Ciò induce a ipotizzare una predisposizione ereditaria alla malattia (sembra che il rischio sia doppio rispetto alla popolazione generale).
Oltre alla dieta ricca di grassi saturi e la presenza in famiglia di altri casi, un altro fattore di rischio è l’età.
Il tumore della prostata insorge generalmente dopo i 45 anni. Ecco perché ogni uomo, dopo questa età, viene considerato a rischio.
È invece raro tra i giovani. Infatti: se a 40 anni la probabilità è di 1 caso su 10.000, tra i 60 e gli 80 anni diventa di 1 su 8.
Anche i geni sembrano avere un ruolo importante nell’aumento del rischio: gli uomini che hanno la mutazione del gene BRCA1 o 2 (gli stessi del tumore del seno) hanno un rischio che è da 2 a 5 volte quello degli uomini con i geni non mutati.

Sembra anche esserci una correlazione tra l’aumento del rischio e la presenza di alti livelli di testosterone o di un ormone (insulin-like growth factor 1).

Prevenzione e Diagnosi precoce

Attualmente l’unica forma di prevenzione possibile contro il tumore della prostata è basata sull’adozione di uno stile alimentare povero di grassi saturi di derivazione animale.
Un terzo degli uomini che hanno compiuto i 50 anni presenta un piccolo focolaio tumorale nella prostata, in molti casi non più grande della sfera di una biro. La maggior parte di questi focolai restano di dimensioni così modeste da risultare irrilevanti per la salute della persona colpita.

Ma alcuni tumori maligni hanno uno sviluppo relativamente rapido e causano la morte del paziente se non sono diagnosticati e curati in tempo. Ecco perché, periodicamente, è importante una visita specialistica con la quale il medico, attraverso un esame rettale può valutare la grandezza della ghiandola prostatica e riconoscere i tumori delle dimensioni di un centimetro circa, che hanno ancora buone possibilità di essere curati.
La maggior parte dei tumori della prostata viene proprio scoperto tramite un esame rettale o attraverso la misurazione del PSA (antigene specifico della prostata). Diversi studi hanno però dimostrato che, spesso il PSA identifica forme che non darebbero segno di sé durante la vita del paziente, vista la particolare natura del tumore della prostata che si espande molto lentamente. Si rischia quindi di sottoporre molti uomini all’asportazione della ghiandola prostatica, con le conseguenze relative di incontinenza e impotenza che spesso seguono l’intervento, quando in realtà il tumore identificato non sarebbe stato in grado di fare danni nell’arco della vita del soggetto.
È quindi importante che sia il medico a prescrivere l’esame dopo aver valutato la situazione del singolo paziente.

Accertamento della diagnosi

c_02 Qualora durante l’esplorazione digitale il medico avverta un indurimento sospetto della prostata egli prescriverà un dosaggio dell’antigene prostatico specifico (PSA) e, dopo un’attenta valutazione della situazione, potrebbe consigliare una biopsia, l’unico esame oggi in grado di rivelare con certezza la presenza di cellule maligne.
Per gli ulteriori accertamenti, e allo scopo di approntare il miglior piano terapeutico possibile, sono necessari altri esami: una TAC o una risonanza magnetica per controllare la prostata e i linfonodi vicini. L’ecografia, la tomografia assiale computerizzata e le radiografie riveleranno l’eventuale presenza di metastasi.
In alcuni casi si ritiene opportuna una scintigrafia ossea (un esame radiologico dello scheletro che, avvalendosi delle proprietà di liquidi di contrasto, può valutare il coinvolgimento delle ossa).
Può anche essere consigliata l’asportazione chirurgica di uno o più linfonod, per verificarne l’eventuale compromissione.

Trattamento

C_03Se il tumore maligno è circoscritto alla prostata, il paziente guarirà dopo l’asportazione dell’intera ghiandola (prostatectomia radicale). Insieme alla ghiandola di solito vengono asportati alcuni linfonodi per definire la diffusione delle cellule maligne.
L’intervento, considerato di per sé sicuro, può comportare spesso conseguenze gravi: impotenza e incontinenza, soprattutto quando il paziente ha un’età avanzata.
È stata quindi recentemente messa a punto una tecnica cosiddetta “di risparmio dei nervi”, che cerca di non ledere i nervi che regolano l’erezione e che scorrono accanto alla prostata, innervando l’uretra (il canale che porta all’esterno le urine). Purtroppo, soprattutto se la neoplasia è estesa, non sempre è possibile attuarla.

Ai pazienti più anziani, in alternativa all’asportazione chirurgica, viene proposta di solito la radioterapia, che comporta meno rischi di conseguenze negative rispetto alla chirurgia, almeno per quanto riguarda l’incontinenza urinaria. Anche in questo caso i risultati sono migliori quando il tumore non è troppo avanzato.
Solo nelle prime fasi del tumore, accanto alla radioterapia tradizionale, oggi viene anche praticata la cosiddetta brachiterapia con l’inserimento di grani di materiale radioattivo direttamente nella prostata.

Abbiamo già detto che lo sviluppo del cancro della prostata è influenzato dagli ormoni. L’ormone sessuale maschile testosterone, che assicura il normale funzionamento della prostata, favorisce anche la crescita del tumore. L’asportazione chirurgica di entrambi i testicoli (castrazione) fa calare rapidamente e in modo drastico il livello del testosterone. Oggi è possibile raggiungere l’obiettivo anche con la somministrazione di farmaci che bloccano la produzione di androgeni o con la prescrizione di estrogeni. La terapia ormonale, inoltre, può anche essere indicata nei casi più gravi, come preparazione alla radioterapia: si parla allora di terapia neoadiuvante.
Tutte queste cure comportano molti effetti collaterali: impotenza, perdita di desiderio sessuale, vampate di calore, osteoporosi, perdita di tono muscolare e possono anche causare la crescita delle mammelle (ginecomastia).

Per la cura dei tumori in stadio avanzato ci sono varie possibilità.
Ai casi più gravi e ai malati che non rispondono più alla terapia ormonale può essere indicata la chemioterapia per la cui definizione esistono protocolli ben definiti.
Ci sono dei casi, soprattutto se il paziente è anziano ed il tumore, all’esame bioptico, si rivela a crescita molto lenta, in cui la scelta del medico è quella di non fare nulla se non effettuare esami regolari (esplorazione rettale ogni 3-6 mesi ed eventualmente biopsie), per intervenire solo quando si determinino condizioni realmente sospette. Questa procedura è chiamata watchful waiting, cioè “attesa attenta”.
Ovviamente le misure terapeutiche dovranno sempre tener conto dello stato generale dei pazienti, da cui dipende anche la speranza di vita