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Incontinenza urinaria nella donna

L’incontinenza urinaria è un problema importante per molte donne, ma è confessato solamente da poche. Ne sono affette 2 milioni di donne in Italia. Questo disturbo, se affrontato in modo adeguato, può essere sconfitto o tenuto sotto controllo in modo molto efficace.

Cos’è l’incontinenza urinaria

L’incontinenza urinaria è l’incapacità di controllare e trattenere perdite di urina.
Fughe d’urina, anche piccole, possono costituire un problema di disagio sociale, oltre che di igiene.
Le donne sono maggiormente colpite rispetto agli uomini, perché l’anatomia degli organi femminili predispone a problemi dei meccanismi di tenuta. Anche gli uomini però ne possono soffrire: approfondisci la patologia negli uomini.  Secondo i dati presentati all’ultima edzione  del Global Forum of Incontinence (2018), sarebbero 400 milioni le persone a soffrirne in tutto il mondo.
Nella donna, ad esempio, questi organi vengono spesso messi ad_02 dura prova durante il parto naturale.

Incontinenza urinaria femminile: chi ne soffre

L’incontinenza d’urina è più frequente nelle donne che hanno avuto uno o più figli partoriti per via vaginale. Inoltre, nelle donne in menopausa, vescica e uretra, gli organi che, in condizioni normali permettono di eliminare l’urina solo quando realmente lo si vuole, sono bersaglio di importanti trasformazioni.
L’incontinenza può comunque manifestarsi a qualsiasi età: non risparmia donne giovanissime (in circa il 20% dei casi i disturbi compaiono addirittura prima dei 30 anni ed in oltre il 40% dei casi il sintomo si manifesta tra i 30 e i 50 anni), ma il disturbo è certamente più diffuso nelle donne dopo i 60 anni.

Almeno un terzo delle donne anziane lamenta questo problema, che è presente in oltre la metà di coloro che sono assistite in casa di riposo.
Va tenuto presente comunque che l’incontinenza urinaria è uno dei disturbi che, pur molto diffusi nella popolazione femminile, sono meno diagnosticati. Si stima che il numero delle donne incontinenti sconosciute sia almeno 2-4 volte maggiore rispetto a quello dei casi noti, le donne cioè che chiedono di essere curate.

Cause

• Parto vaginale. Contribuisce ad indebolire notevolmente il pavimento pelvico. Durante l’espulsione del bambino, infatti, i muscoli che circondano l’uretra e lo sfintere possono sfiancarsi perdendo tono e forza contrattile. Il parto può provocare inoltre stiramento e compressione di alcuni nervi, causando danni funzionali che non sempre sono poi recuperati in modo completo.

• Traumi del perineo ed operazioni chirurgiche. Possono lesionare i muscoli del pavimento pelvico (del perineo) o dello sfintere uretrale.

• Stitichezza. La distensione dei muscoli del pavimento pelvico, indotta dallo sforzo per la defecazione, contribuisce ad indebolire i muscoli stessi.

• Obesità. Il peso in eccesso grava sul pavimento pelvico, ostacolandone un buon funzionamento.

• Infezioni urinarie: Possono irritare la vescica e provocare contrazioni involontarie, spasmi, della muscolatura della vescica.

• Menopausa. Con la riduzione degli ormoni estrogeni, i muscoli che circondano uretra e vescica perdono tono e diminuisce l’effetto sigillante della mucosa, lo strato più interno che chiude il condotto uretrale.

• Invecchiamento. Il nostro corpo subisce molti cambiamenti con il progredire dell’età. Anche la vescica può modificare parte della struttura che compone le sue pareti. Questi fenomeni possono essere causa di un cattivo funzionamento della vescica con incontinenza, specie in età avanzata, ed in particolar modo quando siano presenti handicap fisici e neurologici.

• Fumo. Concorre alla perdita di tonicità dei muscoli del perineo, predispone alle bronchiti ed alla tosse, che aggrava l’incontinenza da sforzo.

• Consumo eccessivo di tè e caffé. Le sostanze con effetto diuretico, aumentano, anche rapidamente, la quantità di urina nella vescica incrementando così la pressione contro lo sfintere uretrale.

• Sport. L’esercizio aumenta, con lo sforzo dei muscoli addominali, la pressione su vescica e uretra.
Per controbilanciare questi effetti, meglio associare un’attività che “alleni“ e rinforzi anche i muscoli del pavimento pelvico e del perineo (come avviene in certe danze orientali!).

• Prolasso genitale. Gli organi contenuti nel bacino femminile (vescica con l’uretra, utero e retto) sono sostenuti dalla muscolatura e dai legamenti del pavimento pelvico, ma possono discendere, come delle ernie, con le pareti della vagina. Questa situazione, che può essere presente, in varia misura, nelle pazienti con incontinenza da sforzo rende conto della possibilità di disturbi della sfera sessuale ed intestinale, contemporaneamente presenti in molte donne incontinenti.

• Vescica iperattiva: Esistono delle situazioni in cui il riempimento della vescica non avviene in modo graduale, ma è interrotto da capricciose contrazioni con spasmi della muscolatura vescicale. Non sempre è possibile capire perché sia presente questa attività eccessiva della vescica in molte donne con incontinenza, associata ad un frequente ed impellente desiderio di urinare.

Tipi di incontinenza

L’incontinenza è classificata sulla base delle modalità con cui si presentano i sintomi.
Nella donna, ne esistono tre tipi principali:

1. L’incontinenza da sforzo (50% circa dei casi), che si manifesta quando aumenta la pressione dell’addome sulla vescica in occasione di uno sforzo fisico, ma anche quando semplicemente si ride, si tossisce, si starnutisce o durante un movimento; in genere dipende da una lesione della zona pelvica che circonda l’uretra, come può avvenire in seguito al parto naturale o, molto più semplicemente, all’invecchiamento dei tessuti.

2. L’incontinenza da urgenza (15% dei casi), provocata spesso da contrazioni irrefrenabili ed incontrollabili della vescica, con una vescica iperattiva, è dovuta ad una specie di instabilità della vescica stessa. Si tratta di una condizione che può insorgere senza un motivo preciso, ma che può far seguito a problemi neurologici od anche ad interventi chirurgici specie sugli organi vicini alla vescica (ad esempio sull’utero…).

3. L’incontinenza mista (35% dei casi), nella quale sono presenti i sintomi caratteristici di entrambi i tipi.

Tra le altre possibili forme di incontinenza, vi è la cosiddetta incontinenza da rigurgito, che è certamente molto più rara nelle donne rispetto agli uomini, nei quali l’ingrossamento della prostata può ostacolare il vuotamento normale della vescica durante la minzione.
Anche nelle donne con incontinenza da rigurgito, la vescica è incapace di svuotarsi in modo sufficiente e rimane troppo piena facendo traboccare l’urina.
In questa situazione, la perdita di urina può avvenire in modo continuo, a goccia a goccia, con minzioni conservate di piccole quantità ed è solitamente presente sia di giorno che di notte, durante il sonno.

Incontinenza e qualità di vita

L’incontinenza urinaria non è pericolosa per la salute, se non nei casi più gravi, quando sia associata ad immobilità e scarsa igiene della paziente.
In questi casi, l’incontinenza urinaria può contribuire ad aggravare i decubiti cutanei, con lesioni della pelle che compromettono sempre più lo stato di salute del soggetto.

L’incontinenza urinaria, nella maggior parte dei casi, mina però la vita di tutti i giorni. L’incapacità di controllare la perdita di urina, oltre a problemi igienici, provoca infatti disagio fisico, ma anche psicologico, suscitando sentimenti di imbarazzo e di vergogna.
Si tende sempre di più ad evitare le situazioni imbarazzanti, i luoghi che non si conoscono (dove non si sa se si può trovare un bagno in fretta!), i contatti sociali e può limitare anche l’attività lavorativa e la vita sessuale. Si alimenta così un circolo vizioso, in cui la mancanza di comunicazione può aggravare il senso di frustrazione.

Cosa fare

Gran parte delle pazienti non parla a nessuno del proprio disturbo, più della metà non si cura. Secondo alcune ricerche circa due terzi delle donne incontinenti non si rivolge al medico o aspetta molti anni a farlo. Di conseguenza il trattamento può risultare poi più difficile perché il problema si aggrava.
La tendenza a rimuovere il problema o a minimizzarlo, sembra quindi molto comune e rappresenta l’ostacolo principale ad una cura tempestiva ed efficace. La perdita d’urina può non essere un disturbo isolato e già alla comparsa dei sintomi, dall’inizio, possono essere presenti situazioni e problemi più complessi, che il tuo medico ti aiuterà ad individuare e risolvere.

Diagnosi

La scelta migliore per arginare le perdite è rivolgersi al dottore di famiglia che può giocare un ruolo chiave nell’accertare e anche nel trattare i disturbi dell’incontinenza urinaria.
Ma l’ambulatorio del nostro medico è anche un crocicchio nevralgico nel senso che da qui la paziente potrà poi essere indirizzata ed affidata alle mani di medici specializzati, coinvolti nella cura e gestione dell’incontinenza urinaria. Gli specialisti sono: urologi,  fisiatri, geriatri nella terza età,  neurologi per quei casi particolari in cui una malattia del sistema nervoso sia la causa principale del problema urinario.

In molti casi non sono necessari esami specifici, perché la chiarezza dei sintomi permette al medico di fare subito la diagnosi.
Una visita, eventualmente associata ad un test da sforzo, cioè l’osservazione diretta da parte del medico della fuga di urina durante un colpo di tosse, costituisce la verifica delle modalità con cui avviene la perdita d’urina, specie nel caso la persona soffra di incontinenza da sforzo.
Se poi è opportuno procedere ad accertamenti, i primi esami cui sottoporsi sono un’analisi delle urine con un’urinocoltura.

Analisi urina

Una semplice analisi dell’urina consente al medico di scartare alcuni problemi quali l’infezione urinaria, che può generare nella persona il bisogno improcrastinabile di urinare ed anche episodi di incontinenza da urgenza.
Se l’incontinenza non si presenta come unico sintomo, essa può essere associata a disturbi quali difficoltà, dolore o bruciore durante la minzione.

Anche i cambiamenti del colore delle urine, specie per presenza di sangue (ematuria), vanno sempre indagati. In questi casi, l’ecografia diviene un‘indagine molto utile alla ricerca di alcune malattie della vescica, talora anche gravi, che molto più raramente, possono provocare incontinenza. Queste patologie dovranno essere curate con trattamenti specifici.
L’ecografia eseguita dopo una minzione è anche in grado di rivelare un possibile ristagno o residuo di urina rimasto nella vescica e non espulso con la minzione normale.
Se questi test danno un risultato normale, allora si procederà eventualmente ad altri esami, che saranno richiesti dallo specialista a seconda delle diverse situazioni.

Diario minzionale
E’ la registrazione delle minzioni e dei problemi compilata accuratamente dalla stessa persona incontinente; mira a studiare il modo con cui la vescica si comporta e l’urina “scappa”.
In pratica la persona non deve far altro che annotare, per alcuni giorni, l’ora di ogni minzione e la quantità di urina emessa (scrivendo anche se è riuscita o meno a raggiungere la toilette in tempo utile, senza perdere). Il risultato finale è una tabella attendibile delle abitudini minzionali.

Vengono riportate anche le fughe d’urina durante le normali attività quotidiane, le cause scatenanti, quali un colpo di tosse e può essere annotata la necessità di sostituire gli assorbenti.
Il diario minzionale è sicuramente un documento utile per inquadrare la natura e la gravità del problema incontinenza. 

Test del pannolino (Pad-test)

La donna deve indossare un pannolino di cui viene prima misurato il peso e bere una quantità di liquidi determinata. L’esame prevede poi l’esecuzione di una serie di attività fisiche: per un’ora circa bisogna camminare, sedersi e alzarsi, tossire energicamente, correre e chinarsi, dopodiché il pannolino viene rimosso e ripesato: vengono calcolati i grammi che sono indice della quantità di urina persa. Il test può essere eseguito anche a domicilio per valutare con più pannolini il volume di urina persa per un periodo di 24 o 48 ore.

Esami urodinamici

Costituiscono un fronte di indagini che esamina in dettaglio le prestazioni delle basse vie urinarie: la vescica e l’uretra. Ecco i principali:

Uroflussometria

Fornisce una valutazione del flusso urinario, intendendo con questa espressione la quantità di urina, misurata in millilitri, che viene espulsa al secondo attraverso l’uretra. Ci pensa un apparecchio chiamato flussometro a registrare il volume corrente di urina che viene eliminata durante la minzione, dalla persona che urina liberamente, seduta su una comoda.

Cistometria

E’ la registrazione grafica della pressione all’interno della vescica, in vari momenti del suo riempimento.
La cistometria permette di evidenziare contrazioni abnormi del muscolo detrusore (che si verificano mentre la vescica si riempie d’urina e che inducono un aumento, talora brusco, un’impennata della pressione vescicale interna).

Questo esame, che viene effettuato inserendo piccoli cateteri in vescica e riempiendola di liquido, costituisce un’utile mezzo per confermare la diagnosi di iperattività vescicale: quella vescica cioè “troppo” attiva, che con contrazioni, spasmi ed aumento della pressione al suo interno perde la capacità di serbatoio e può costringere alcune persone ad urinare spesso, con stimoli frequenti ed impellenti, talora non controllabili, con fughe e perdite d’urina.

Profilo della pressione uretrale

L’esame va a sondare, con l’aiuto di un catetere, la tenuta dello sfintere uretrale e può quindi contribuire a riconoscere un’incontinenza urinaria da sforzo.

Determinazione della pressione al punto di perdita (Leak Point Pressure)

Un’espressione complicata per indicare un test che valuta la capacità di chiusura e di tenuta dell’uretra. La paziente viene invitata ad eseguire quella che, con termine tecnico, viene chiamata manovra di Valsalva. Un’espirazione forzata tenendo chiusi bocca e naso. Questo sforzo, che innalza la pressione addominale, va gradualmente
aumentando fino ad ottenere una fuga di urina. Ecco allora che la pressione del punto di perdita dell’urina è quello che corrisponde a quel minimo incremento di pressione sufficiente a vincere lo sbarramento uretrale e a causare incontinenza.

Numerose indagini consentono di valutare l’anatomia delle basse vie urinarie costituite dalla vescica e dall’uretra, tra le più diffuse:

Ecografia

Un esame versatile e non “invasivo”, capace di valutare soprattutto la morfologia, la fisionomia della vescica, l’organo deputato a contenere e trattenere l’urina. Grazie agli ultrasuoni è sempre molto importante accertare la quantità di urina che potrebbe rimanere all’interno della vescica e se quest’ultima non si è svuotata completamente con la minzione, il cosiddetto residuo o ristagno d’urina dopo minzione.

Cistouretrografia minzionale

e_05Questo termine indica un esame radiologico (ai raggi X) delle vie urinarie inferiori: nella vescica viene introdotto tramite una sonda (un catetere) un liquido, definito mezzo di contrasto. Durante l’esame vero e proprio una serie di “scatti” fotografano la vescica durante il suo riempimento e durante il vuotamento tramite la minzione. L’indagine può verificare eventuali spostamenti di parte della vescica e delinea al meglio la silhouette dell’uretra oltre ad evidenziare possibili rigurgiti (reflussi) di urina dal serbatoio vescicale nei soprastanti ureteri verso i reni.

Cistouretroscopia

Uretra e vescica vengono ispezionati dall’interno con un cistoscopio, strumento ottico inserito in vescica attraverso il condotto uretrale.

Non sempre è necessario eseguire tutti gli esami che abbiamo descritto. Ogni caso può essere diverso e sarà il medico specialista a decidere quali esami effettuare.

Terapia

Anche in ambito sanitario, ci sono molti pregiudizi ed errate credenze, di fronte alla paziente con incontinenza urinaria. Tra queste
• E’ un disturbo minore o passeggero!
• E’ sempre un disturbo dello sfintere, tipico dell’avanzare dell’età!
• Se non c’è un danno anatomico da operare, non ci sono cure efficaci!
• Le cure che sono efficaci sono poche e hanno molti effetti collaterali!
• Nella scala di priorità della patologie della paziente non è poi così importante!
• Purtroppo, è possibile fare poco o nulla, se c’è una patologia neurologica
associata!
Tutto questo non è vero!

Rimedi possibili per tutte

Contrariamente all’opinione comune, la maggior parte delle pazienti incontinenti, dopo un’attenta valutazione, è meritevole di trattamento. Ecco le principali opzioni possibili per trattare l’incontinenza urinaria.

Modifiche dello stile di vita

e_06All’inizio, può bastare modificare lo stile di vita. Alcuni accorgimenti possono essere utili, soprattutto se il disturbo è agli stadi iniziali e se viene affiancata la riabilitazione della muscolatura pelvica.
Queste norme di comportamento prevedono, ad esempio, la perdita di peso, un più attento controllo del consumo di liquidi, l’eventuale abolizione o riduzione del caffè, del tè e delle sigarette.

e_07Bisognerebbe cercare di non ingrassare poiché i chili di troppo “pesano” sul pavimento pelvico e lo indeboliscono. Un’assunzione di liquidi troppo abbondante costringerà ad un “superlavoro” la nostra vescica accentuando il problema. D’altro canto, anche un’assunzione di liquidi troppo scarsa rende l’urina più concentrata di sostanze che possono favorire irritazione della vescica e cistiti. Bisogna bere una quantità “giusta” di liquidi! (circa un litro e mezzo/due al giorno).
Meglio rinunciare alla sigaretta: le fumatrici parrebbero più esposte ai problemi di debolezza pelvica; le bronchiti ricorrenti, inoltre, provocano e aggravano i disturbi.

E’ bene combattere l’eventuale stitichezza: essa costituisce infatti uno stress cronico per le strutture pelviche e anche per i nervi annessi. Via libera, dunque, ad una dieta ricca di fibre (fonti più comuni sono i cereali integrali, la crusca, la frutta e le verdure) da associare, quando possibile, ad un’adeguata attività fisica ed ad un’assunzione di liquidi appropriata.

Rieducazione vescicale

Questa è una tecnica per modificare il comportamento della vescica. Vengono date alla paziente delle regole, consigliandole uno schema orario delle minzioni. Il programma aumenterà gradualmente l’intervallo di tempo tra due minzioni successive abituando la vescica a tenere di più.
Con questa “ginnastica” della vescica, possono essere ottenuti alcuni benefici, specie in caso di vescica iperattiva, sui sintomi di frequenza e urgenza con incontinenza.
Il medico e l’infermiere ti diranno come effettuare la rieducazione vescicale.

In questo studio presentato all’AUA 2018 in San Francisco ha evidenziato come lo yoga può aiutare le donne non più giovani a ridurre significativamente l’incontinenza urinaria.

Barriere esterne (ausili assorbenti monouso)

Non rappresentano una cura, né una risposta da sola sufficiente al problema dell’incontinenza.
L’industria sanitaria è comunque attenta alle esigenze delle pazienti e l’offerta di prodotti che consentano di gestire, anche in proprio, le perdite d’urina, è ampia.
Assorbenti, pannolini e pannoloni, ma anche biancheria intima con fodere idrorepellenti o lenzuola idroresistenti andrebbero considerate misure temporanee.  Talora utili a sostegno di altre terapie e in alcuni casi possono essere accettate, quale unica soluzione per gestire al meglio l’incontinenza.

Pannolini

“L’anatomicità“ dei prodotti, cioè il fatto che “vestano bene”, aumenta la sicurezza delle persone contro le perdita. La capacità dell’ausilio di restare asciutto a lungo, trattenendo al meglio l’urina al proprio interno previene il ristagno dell’umidità sulla cute che è la principale causa di irritazioni della pelle. Per lo stesso motivo, il fatto che il prodotto sia realizzato con materiali traspiranti (che lasciano evaporare l’umidità sulla pelle), è un altro fattore determinante di benessere, oltre alla presenza di accorgimenti anti-odore.
La comodità d’uso del prodotto, facile da mettere e da togliere senza pregiudicare, per quanto possibile, l’autonomia della persona che lo utilizza, è particolarmente importante, soprattutto per i casi di incontinenza grave.

Traverse assorbenti

Le Traverse assorbenti sono l’unico ausilio non indossabile e servono come protezione aggiuntiva solitamente del letto o di poltrone e sedie. Disponibili in più dimensioni e livelli di assorbenza, sono normalmente associate al pannolone nei casi più gravi, come sicurezza aggiuntiva.
Il medico e l’infermiere ti aiuteranno a scegliere gli ausilii appropriati per te.

Dispositivi minimamente invasivi

Comprendono interventi oggi meno frequenti, come i tamponi intravaginali, ma esistono anche presidi “usa e getta” inseriti nell’uretra e rimossi poco prima di urinare dalla stessa paziente.
Questi trattamenti, tuttavia, non rappresentano una cura e controllano soltanto l’eccessiva perdita di urina.
Il pessario è un dispositivo di materiale e forma varia, utilizzabile in casi molto limitati, per trattare, in modo temporaneo o permanente, un prolasso genitale associato all’incontinenza.

Farmaci

Le contrazioni capricciose della muscolatura vescicale sono dovute all’attività di certi interruttori nervosi chiamati recettori vescicali muscarinici. Il ricorso ai farmaci che vanno specificatamente a bloccare questi sensori, spegne l’incontrollata e spasmodica attività della parete della vescica e rappresenta una consolidata contromossa nel controllo dell’iperattività vescicale. Esistono farmaci in grado soprattutto di eliminare le contrazioni involontarie della vescica, responsabili della perdita di urina nell’incontinenza di urgenza. Si tratta, tra gli altri, di farmaci chiamati anticolinergici, talora dati in associazione con estrogeni locali per ridurre l’iperattività e l’ipersensibilità della vescica.

Farmaci anticolinergici

Qesti farmaci riducono la grandezza e il numero delle contrazioni involontarie e incontrollate della vescica. Essi tendono ad aumentare la capacità di contenere volumi d’urina maggiori da parte della vescica. Si dimostrano capaci di ridurre le perdite di urina e di mitigare la sensazione impellente di urinare.
Come per tutti i farmaci, anche in questo caso si dovranno soppesare pro e contro, verificando se gli effetti positivi prevalgono sugli effetti collaterali (secchezza della bocca, riduzione della secrezione lacrimale, talora stitichezza e problemi di visione). E’ stato approvato l’uso clinico di un farmaco anche per l’incontinenza da sforzo, situazione in cui le sostanze medicamentose trovavano prima d’ora un impiego molto limitato o sperimentale. Prendi i farmaci solo se te li prescrive il medico.

Estrogeni

La vescica, l’uretra e il pavimento pelvico sono tutte strutture sensibili all’azione degli estrogeni.
Il trattamento con questi ormoni, nelle donne in menopausa, è mediamente efficace nel ridurre i sintomi dovuti alla secchezza e irritazione vaginale, sintomi spesso associati al desiderio urgente di urinare.
Alcuni benefici possono essere ottenuti anche per l’incontinenza, ma in questo caso, il loro impiego è limitato anche dai possibili effetti collaterali.
Consulta sempre il tuo ginecologo prima di usare questi farmaci.

Riabilitazione

Gli esercizi di riabilitazione del pavimento pelvico dovrebbero essere sempre il primo tentativo per risolvere il problema dell’incontinenza da sforzo lieve o moderata. Essi servono a restituire tonicità ai muscoli del perineo. Gli esercizi vengono condotti dapprima con l’aiuto del fisioterapista e possono essere poi continuati dalla paziente a domicilio.

Elettrostimolatori

Talora, agli esercizi viene aggiunta la terapia con elettrostimolatori, che tramite sonde a tampone vaginali emettono impulsi elettrici che controllano la vescica e fanno contrarre i muscoli del perineo. In altri casi, le sonde a tampone vaginale, sono capaci di rilevare l’attività dei muscoli del perineo, trasformandola, su un grafico, in segnali visivi o sonori. Questi  vengono poi usati proprio per facilitare l’apprendimento degli esercizi (biofeedback).

Coni Vaginali

Per migliorare la muscolatura del perineo possono essere usati i coni vaginali. Il mantenere questi coni, di peso progressivamente crescente, in vagina per 20-30 minuti al giorno aiuta ad ottimizzare la capacità di tenuta.

Nel 60-70% delle pazienti, la riabilitazione è efficace se il disturbo è di grado lieve o moderato e se la paziente si impegna con costanza nell’allenamento.

Lo specialista di riferimento per la riabilitazione è il Fisiatra.

Neuromodulazione

E’ possibile stimolare, con correnti elettriche di bassa intensità, i nervi coinvolti nel controllo della vescica, dell’uretra e dei muscoli del pavimento pelvico.  Molti benefici specie in caso di incontinenza da urgenza con vescica iperattiva si ottengono.
Una sorta di pacemaker della vescica, ottimizza la conduzione elettrica nelle fibre nervose, modulandone gli impulsi. Lo stimolatore viene applicato sotto la pelle con un intervento chirurgico e può funzionare in modo continuo e automatico per alcuni anni. E’ però sempre necessario selezionare prima dell’intervento le pazienti con dei periodi di prova, durante i quali si utilizzano degli stimolatori esterni temporanei. E’ una terapia che può essere effettuata solo in alcuni centri ultraspecialistici urologici o uroginecologici.

Chirurgia

 

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