Cistite

 

b_03La Cistite è lo sviluppo di batteri nella Vescica, con relativa infezione.

La Cistite Batterica Acuta è una malattia comune nel Sesso Femminile: circa il 25–30% delle donne tra i 20 ed i 50 anni riferisce all’atto della Visita, storia di Infezione delle vie Urinarie.
Le persone che hanno avuto un episodio acuto di cistite conoscono i sintomi dolorosi e soprattutto le conseguenze che tale sintomatologia può comportare nella vita quotidiana e sulla vita sessuale.
Non la possiamo considerare come una malattia singola, ma come un insieme di malattie. Infatti da una parte troviamo, le donne affette da infezioni isolate o poco frequenti, dall’altra donne con infezioni ricorrenti ed intollerabilmente recidivanti.

Questa patologia può provocare anche serie complicanze infettive a livello renale e problemi non indifferenti a livello vescicale oppure presentare coesistenza con la Candida Albicans, insorta dopo terapia antibiotica a dimostrazione di un calo delle difese immunitarie e di alterazioni metaboliche.
Le infezioni vescicali croniche, possono essere anche cause predisponenti per il Tumore Vescicale, oggi quarta causa di morte al Mondo.

Tipologie

b_02Le Cistiti possono essere di vario tipo:
1. Cistite Bollosa o Polipoide: caratteristica per la presenza di edema infiammatorio che solleva la mucosa vescicale, condizione patologica che potrebbe interessare una infezione ad organi adiacenti.
2. Cistite ulcerativa ed emorragica: rappresentano entrambi una condizione patologica di infezione massiva.
3. Cistite ghiandolare: delle vescicole a contenuto liquido, chiaro o torbido, che ricoprono la parete vescicale.
4. Cistite cistica: quando le vescicole di cui sopra presentano delle dimensioni grandi. In questo caso della patologia potrebbero essere interessati entrambi gli ureteri ed i reni.
5. Cistite interstiziale cronica o ulcera di Hummer: rappresentata da una infiammazione cronica di tutti gli strati della parete vescicale. Questo tipo di cistite si sviluppa maggiormente nel sesso femminile e se non trattata correttamente e tempestivamente può portare ad una grave e progressiva diminuzione della capacità vescicale.

Cause

b_01I disturbi urinari si associano spesso ad infezioni batteriche delle vie urinarie (specie cistiti) e, nell’adulto, sono più frequenti in presenza di malattie molto comuni come il diabete, l’ipertensione, la calcolosi urinaria. Nei bambini, anche piccoli, la causa più frequente d’infezioni urinarie è una malformazione anatomica presente sin dalla nascita.
L’insorgenza della cistite risulta maggiore nelle ragazze e nelle donne, a causa della loro conformità anatomica, uretra più breve rispetto a quella dell’uomo e la sua vicinanza con l’orifizio anale. Infatti l’infezione normalmente ascende dall’uretra in vescica.

Una batteriuria iniziale deriva, principalmente e solitamente, dalla risalita di flora fecale lungo l’uretra, sino alla vescica.
Nelle donne la colonizzazione della mucosa del vestibolo vaginale è una tappa fondamentale nella patogenesi delle Infezioni Urinarie.
Questo modello di infezione ascendente delle basse vie urinarie, è favorito da:
– fattori predisponenti l’immissione involontaria di materiale fecale nel meato uretrale (contaminazione fecale del perineo);
– da incompleto svuotamento vescicale, stasi urinaria (sclerosi del collo, cistocele, prolasso vescicale, cervico-trigonite, vescica neurologica.

Per quanto riguarda gli uomini, tra i componenti favorenti una cistite troviamo l’Ipertrofia Prostatica, in particolare gli strumenti iatrogeni che superano le linee funzionali di difesa contro i germi (cateterismo intermittente o a permanenza).

La Cistite comunque può dare un interessamento anche delle alte vie urinarie (reni), provocando una Pielonefrite, causata da :
– da alterazioni funzionali della giunzione uretero-vescicale, dovuti a disturbi dello sviluppo (reflusso vescico-ureterale);
– da reflusso vescico-ureterale transitorio associato ad edema tessutale da Cistite batterica.

Le altre vie di invasione del Parenchima, la Linfatica e l’Ematogena, nel soggetto normale, non sono comuni. Infatti la disseminazione Linfatica, potrà avvenire solo in casi di Infezioni Intestinali importanti, mentre quella Ematogena, si potrà avere in pazienti con batteriemia causata da Stafilococcus Aureus o da fungemia da Candida.

Le Infezioni Urinarie, predisponenti le Cistiti batteriche, si possono dividere in 4 categorie:

– Infezioni isolate, si manifestano nel 30 – 40 % delle Donne, tra i 27 ed i 42 anni di età. Rappresentano il primo episodio di infezione urinaria o le Infezioni, che si ripresentano dopo un intervallo di almeno 6 mesi.
– Infezioni non risolte, quando il trattamento farmacologico non e’ riuscito nella sterilizzazione delle Urine.
– Reinfezioni, sono quelle che rappresentano il 90% delle Infezioni Urinarie Recidivanti.
– Infezioni persistenti, quando si verifica una recidiva dell’Infezione Urinaria, causata dallo stesso microrganismo infettante, a partenza da un focolaio, che trovasi all’interno delle vie urinarie.

Questa Patologia è molto frequente anche nelle Donne in Gravidanza e nelle persone Anziane.

Sintomatologia

b_04  Il Quadro Clinico, si manifesta con sintomi irritativi, quali:
– Stato di malessere
– Dolore Sovrapubico o al basso intestino
– Dolore durante l’atto sessuale, con conseguente calo del desiderio sessuale
– Nicturia
– Minzioni imperiose
– Bruciore minzionale
– Disuria, desiderio di svuotare spesso la vescica, anche se la minzione risulta dolorosa e scarsa di quantita’
– Urine spesso leggermente più scure, presenza di microematuria (sangue nelle urine)
– Urine spesso maleodoranti.

A causare una Cistite batterica, nelle donne giovani, sono agenti eziologici, con profili di sensibilità agli antimicrobici prevedibili:
– Escherichia Coli (80%);
– S. Saprophyticus (5–15%);
– Klebsiella (10–15%);
– Proteus Mirabilis ed altri microrganismi intestinali.

Come si può notare il batterio maggiormente responsabile delle Cistiti batteriche risulta Escherichia Coli denominato il super-mutante. Risulta dotato di grande capacità di sopravvivenza nel corpo umano e di mutare rapidamente in modo tale di resistere alle terapie antibiotiche per un certo periodo di tempo.

L’Escherichia Coli può sopravvivere in ambiente acido, si moltiplica a grande velocità e si adatta a qualsiasi ambiente. Si tratta di uno dei patogeni più pericolosi con cui vivere, risulta rivestito e ricoperto da micro-ciglia costituite da lectine che si legano al mannosio presente sulla mucosa vescicale e del tratto urinario.

Nelle Donne, con sintomi atipici o con reperti inaspettati e’ importante escludere altre cause di disuria, che possono essere Vaginiti, Disturbi Uretrali e Uretriti Sessualmente trasmesse.

Diagnosi

L’urologo dopo aver raccolto una accurata anamnesi patologica familiare, remota e prossima della Paziente o del Paziente, dovrà sottoporLo/a ad accurata visita medica per valutare la presenza di patologie in atto, la possibilità della presenza di un cistocele o di un prolasso vescicale (nella Donna) o di una ipertrofia prostatica, sclerosi del collo vescicale ( nell’uomo ).

Esami di laboratorio e diagnostici da eseguire:
– Emocromo: potrà mostrare una modesta leucocitosi;
– Esame delle Urine con Urinocoltura ed Antibiogramma: si identificheranno i germi patogeni responsabili dell’infezione in atto, che con adeguata e mirata Terapia Antibiotica, potranno essere debellati;
– Ecografia Vescicale con valutazione Residuo Post Minzionale, per escludere la presenza di sclerosi del collo vescicale, vescica da sforzo, cistocele, prolasso vescicale ed altre patologie vescicali;
– Rx Uretrocistografia Minzionale: al fine di valutare il Residuo post-minzionale, sclerosi del collo vescicale, stenosi uretrali;
– Uretrocistoscopia di controllo, quando gli episodi di Cistite, nell’arco dell’anno si susseguono periodicamente (possibile Cistite Interstiziale).

 

Cistite: donne in gravidanza

b_05Le Pazienti in gravidanza richiedono una particolare attenzione per la diagnosi ed il trattamento, in quanto la stessa Gestazione provoca delle alterazioni fisiologiche che possono favorire un’Infezione Urinaria, con successivo episodio di Cistite.

Queste alterazioni fisiologiche, associate alla Gravidanza sono:
– Aumento delle dimensioni dei Reni;
– Spostamento anatomico Antero-Superiore della Vescica;
– Incremento della Funzionalità Renale;
– Sovente Idroureteronefrosi bilaterale.

Infatti è bene ricercare nelle Donne in Gravidanza la presenza di una Infezione Urinaria, incintaquesto perché l’incidenza di Cistiti e di Pielonefriti acute nelle donne gravide risulta maggiore.

Nella letteratura scientifica, la Pielonefrite batterica, e’ stata storicamente associata a Mortalità Perinatale ed a Prematurità nel Neonato.
Da qui sembra evidente l’importanza di ricercare nella Donna Gravida, la presenza o meno di una Infezione Urinaria anche asintomatica e trattarla con adeguate e mirate Terapie Mediche

La Cistite nei pazienti anziani

Le Infezioni Urinarie e di conseguenza le Cistiti nelle persone Anziane sono frequentissime, soprattutto negli Uomini al di sopra dei 65 anni.
Le manifestazioni cliniche che si possono manifestare si presentano in modo subdolo e asintomatico. Le più comuni sono:
– Confusione mentale
– Letargia
– Anoressia
– Incontinenza
– Minzioni imperiose
– Ematuria.

Il Batterio quasi sempre responsabile, dell’Infezione, risulta l’Escherichia Coli, a seguire poi Klebsiella, Proteus Mirabilis, Enterobacter, Serratia, Pseudomonas ed Enterococchi vari.

Se le infezioni restano asintomatiche si consiglia di non trattarle in quanto il Paziente Anziano risulta più suscettibile agli effetti collaterali degli agenti Antimicrobici. Invece se queste ultime risultano sintomatiche andranno trattate con una scelta molto accurata dell’antibiotico ed un meticoloso ed appropriato dosaggio farmacologico.

Varie sono le cause che possono far insorgere tali Infezioni e successivi episodi di Cistite Batterica:
– Presenza di Cateteri Vescicali a permanenza o ad intermittenza
– Ipertrofia Prostatica, con relativo abbondante Residuo Post-Minzionale (batteriemia da Gram-Negativi)
– Presenza di Calcoli Vescicali
– Autocateterismo vescicale.

Terapie

Esistono due tipi di Terapia, che non devono essere confusi, la Soppressiva e la Farmacologica.
La terapia soppressiva si riferisce e si attua quando ci si trova di fronte ad un focolaio persistente di infezione. Per esempio, un Paziente affetto da calcolosi vescicale o renale, con episodi di infezioni recidive persistenti, dopo profilassi antimicrobica mirata, dovrà effettuare la rimozione dell’agente patogeno.

La profilassi antimicrobica si attua nelle Pazienti che hanno episodi ricorrenti di infezioni urinarie e cistiti.
La base biologica della Profilassi Antimicrobica consiste nell’eradicazione dei batteri patogeni dai serbatoi anatomici e non si dovrebbe avere una resistenza batterica.
Si basa principalmente, dopo aver eseguito l’Esame Urine con Urinocoltura ed Antibiogramma, sulla somministrazione di cicli di Antibiotici specifici a piccole dosi somministrati per un periodo continuo di 3 mesi, dopodiché può essere sospesa.

Se durante tale periodo si svilupperanno delle Infezioni, queste dovranno essere trattate con lo stesso farmaco ma con dosaggio terapeutico e per circa 10–14 giorni, dopodiché riprendere il ciclo di Profilassi assumendo inoltre dei fermenti lattici ed integratori multivitaminici.

Con l’uso della Profilassi Batterica è stato dimostrato attraverso studi che vi è una notevole riduzione del tasso di reinfezioni, da 2–3 per anno a Paziente, a 0,1–0,4 per anno a Paziente.
Se i rapporti sessuali presentano delle correlazioni temporali con Infezioni delle vie urinarie è opportuno eseguire una Terapia Antimicrobica post-coitale, con agenti quali Nitrofurantoina, Sulfametoxazolo-Trimetoprin e Ciprofloxacina, Levofloxacina, molecole farmacologiche che riducono il tasso delle reinfezioni.
Non tutte le Donne gradiscono una Profilassi Antibatterica per lungo tempo, così in alternativa, di fronte ai primi sintomi di Infezioni Urinarie, dovranno eseguire l’esame delle urine con Urinocoltura ed Antibiogramma, a cui seguirà una Terapia Antimicrobica mirata e terapia idroponica (assunzione di almeno 2 litri di liquidi al giorno)

Consigli generali

È bene, per tutti:
– tenere l’intestino pulito (il ristagno delle feci favorisce la migrazione di batteri già presenti nelle feci verso la vescica);
– bere ogni giorno una quantità (almeno un litro e mezzo) di acqua sufficiente a favorire la diuresi, le funzioni digestive e quelle intestinali;
– evitare un consumo eccessivo di bevande troppo gasate che, essendo ricche di anidride carbonica, possono diminuire l’acidità dell’ambiente urinario favorendo la crescita batterica;
– non trattenere l’urina per troppe ore e svuotare bene la vescica ad ogni minzione;
non indossare indumenti intimi stretti, o in tessuto sintetico, o anche pantaloni troppo aderenti, perché favoriscono il surriscaldamento dell’area addominale bassa e l’irritazione dell’apparato genitale esterno (condizioni favorevoli ai batteri);
– è anche molto importante regolarizzare l’intestino ricorrendo ad una dieta ricca di scorie o, se necessario, a blandi lassativi: motivo di questa raccomandazione è che la stipsi favorisce la moltiplicazione dei batteri fecali che sono la sorgente primaria dell’infezione urinaria;
– è utile poi adottare una dieta adeguata priva di spezie, insaccati, cibi conservati al fine di ristabilire una normale flora batterica ed effettuare un’igiene accurata usando semplicemente acqua e sapone neutro per evitare la contaminazione dei batteri fecali;

Per le donne:

– per i lavaggi intimi bastano acqua tiepida e poco sapone neutro;
– le bambine vanno presto educate ad un’igiene corretta e regolare della zona genitale (pulirsi con movimenti dall’avanti all’indietro e non viceversa, evitare l’utilizzo di spugne);
– durante le mestruazioni e dopo l’attività sessuale, le misure igieniche vanno intensificate;
– chi fa uso di assorbenti interni deve rinnovarli spesso durante il giorno e utilizzare quelli esterni durante la notte (tutto ciò che ristagna nella zona genitale può favorire la moltiplicazione dei germi);
– è sconsigliato l’uso frequente di detergenti troppo aggressivi, di spermicidi, di lavande vaginali, che alterano la barriera protettiva naturale (pH acido) contro lo sviluppo di germi;
– per molte donne il tormento di una cistite si presenta periodicamente a seguito di un rapporto sessuale. Il meccanismo sembra legato ad una peristalsi inversa dell’uretra (il tratto più esterno delle vie urinarie): in altre parole il rapporto sessuale scatena piccole contrazioni del condotto uretrale ma in senso contrario a quello usuale, che vanno cioè controcorrente, dall’esterno all’interno, facilitando in tal modo la risalita dei germi. Per tale motivo è molto importante che la vescica venga svuotata subito dopo un rapporto sessuale.

Per gli uomini:

– ricordare che le infiammazioni prostatiche non sono una prerogativa dell’anziano
– una dieta semplice con limitazione del consumo di certe spezie (pepe e senape), di troppi salumi grassi e degli insaccati, dei cibi che contengono conservanti, può essere d’aiuto al mantenimento delle funzioni urinarie e prostatiche con beneficio anche della vescica
– l’abuso di alcol, specie se si tratta di superalcolici (e specie in presenza di un preesistente interessamento prostatico) alimenta l’infiammazione locale e anche la possibilità di una sovrainfezione.

Cistite Ricorrente

La sola presenza della cistite non è affatto rara visto che il 20-30% delle donne adulte sviluppa uno o più episodi di cistite ogni anno, ma in questo caso vi è il fastidio di episodi ricorrenti.
La causa delle cistiti ricorrenti va ricercata in quel serbatoio batterico presente nelle feci che, in particolari circostanze, possono infettare le basse vie urinarie determinando il quadro infiammatorio.
La probabilità di cistiti ricorrenti cresce con il crescere del numero degli episodi precedenti. In altre parole, dopo un episodio di cistite acuta vi è una sorta di incapacità dell’organo vescicale a difendersi dall’aggressione batterica e, nonostante l’eventuale terapia antibiotica, vi è, nel periodo immediatamente successivo, una maggiore probabilità di recidiva. Circa il 25% delle donne che hanno avuto un’infezione delle vie urinarie avrà almeno tre ricadute nell’anno successivo.
Ma è anche vera l’equazione inversa: più è lungo l’intervallo tra gli episodi infiammatori e meno frequenti sono le recidive.
Per tale motivo è indispensabile adottare misure di profilassi per ridurre il rischio di re-infezione.

Tra le misure generali da adottare in caso di cistite vi è:

1) in primo luogo la buona idratazione, in altre parole bere circa 2 litri di acqua nelle 24 ore per diluire ed allontanare eventuali germi presenti in vescica;
2) è anche molto importante regolarizzare l’intestino ricorrendo ad una dieta ricca di scorie o, se necessario, a blandi lassativi. Motivo di questa raccomandazione è che la stipsi favorisce la moltiplicazione dei batteri fecali che sono la sorgente primaria dell’infezione urinaria;
3) è utile poi adottare una dieta adeguata priva di spezie, insaccati, cibi conservati al fine di ristabilire una normale flora batterica ed effettuare un’igiene accurata usando semplicemente acqua e sapone neutro per evitare la contaminazione dei batteri fecali;
4) per molte donne il tormento di una cistite si presenta periodicamente a seguito di un rapporto sessuale. Il meccanismo sembra legato ad una peristalsi inversa dell’uretra (il tratto più esterno delle vie urinarie): in altre parole il rapporto sessuale scatena piccole contrazioni del condotto uretrale ma in senso contrario a quello usuale, che vanno cioè controcorrente, dall’esterno all’interno, facilitando in tal modo la risalita dei germi. Per tale motivo è molto importante che la vescica venga svuotata subito dopo un rapporto sessuale.

Infine per proteggere la vescica dall’aggressione batterica può essere tentata una terapia farmacologica ripetuta nel tempo con un disinfettante urinario.
È necessario ripetere un esame urine con urinocoltura dopo il primo mese per verificare l’efficacia della terapia. A questo proposito, è importante che il prelievo delle urine venga eseguito in maniera corretta: raccogliere le urine del mattino direttamente in un contenitore sterile, praticando prima un’accurata detersione delle mani e dei genitali esterni e dopo aver buttato via il primo getto di urina che ha la funzione di lavare le più basse vie urinarie.

Cistite interstiziale

La Cistite Interstiziale (CI), malattia cronica e rara, si presenta con gli stessi sintomi della cistite “classica”:
– bruciore
– dolori al basso ventre
– necessità di urinare di frequente (fino a 60 volte tra giorno e notte)
– urgenza minzionale spesso associata ad incontinenza
– algie vaginali tali da provocare un’impossibilità ad avere rapporti sessuali.

Viene quindi coinvolto tutto l’apparato uro-genitale ed il pavimento pelvico ed il dolore risponde difficilmente ai più comuni antidolorifici.

Da uno studio condotto negli SU, è emerso che i pazienti affetti da CI in stadio avanzato, conducono una qualità di vita addirittura più difficile dei pazienti affetti da problemi renali e costretti quindi a lunghe sedute di dialisi
Al livello clinico, la CI è un’infiammazione che colpisce l’interstizio della parete vescicale, cioè lo spazio che esiste tra la muscolatura della vescica (detrusore), e il rivestimento interno della vescica (mucosa).
La Cistite Interstiziale è causata quindi da un’alterazione cellulare delle pareti della vescica, che riferisce lesioni (di natura multipla) dell’epitelio interno, il cui contatto con gli acidi presenti nelle urine comporta un aumento della sensibilità nervosa locale che regola il dolore e modifica, incrementandolo, la ricezione dello stimolo ad urinare a livello d’organo.

Lo studio di questa malattia e le conseguenti terapie sperimentali sono tutt’ora di esito e risultati incerti.
Nonostante il nome, la CI (denominata anche sindrome del dolore pelvico) è ben diversa dalla comune Cistite, causata da batteri specifici.
La CI è un disturbo subdolo e difficile da diagnosticare, che colpisce soprattutto le donne (9:1) e di cui, ancora oggi, non esiste una sufficiente consapevolezza.
Solitamente insorge attorno ai 40 anni di età, ma ben un quarto dei pazienti ha meno di trent’anni.
Dati statistici dicono che un paziente impiega una media di 5/7 anni dopo aver girato 4/5 specialisti tra ginecologi ed urologi senza ottenere una risposta sulla natura dei propri disturbi.
La comune cistite è un’infezione provocata da batteri e si scopre facilmente tramite l’urinocoltura. Si cura con la somministrazione di antibiotici o disinfettanti per le vie urinarie. Se le urine sono spesso sterili, ma ci sono gli stessi sintomi, probabilmente si tratta di cistite interstiziale.
Se trascurata, la CI può trasformarsi in un disturbo estremamente debilitante. Il lavoro, lo sport, la vita relazionale ne risentono pesantemente e questo può portare anche a seri problemi nella vita di coppia.

Come si cura

Se dagli esami risulta che la persona è affetta da CI, è necessario procedere alla cura.
Le terapie sono finalizzate a ripristinare l’alterazione presente a livello dell’urotelio ed a ridurre l’infiammazione alla vescica.
Attualmente disponiamo di diverse terapie farmacologiche somministrate sia oralmente sia tramite instillazioni vescicali di cui ben quattro sono state “lanciate” sul mercato in questo ultimo anno, ma dobbiamo purtroppo dire che non disponiamo attualmente di prodotti che trattano la malattia in maniera definitiva.
Anche l’alimentazione può influenzare il problema della cistite interstiziale.
I cibi molto piccanti, o irritanti, come l’alcool, il caffè, la cola, i fritti e i grassi possono infatti rendere più serio il disturbo esistente. Le sostanze tossiche vengono eliminate con l’urina. Sulle pareti già “provate” della vescica, un’urina più acida provoca bruciore e dolore ancora più intenso.
È quindi importante alimentarsi in modo sano.